WorldWork & Deep Wellness: per una democrazia più profonda fuori e dentro di noi (seconda parte)

WorldWork & Deep Wellness: per una democrazia più profonda fuori e dentro di noi (seconda parte)

Immagine Deep Wellness

Worldwork è un metodo olistico ispirato al concetto di democrazia profonda e sviluppato da Arnold Mindell e dal suo team per creare maggior consapevolezza riguardo alle complesse e potenti dinamiche di discriminazione, oppressione e conflitto sociale presenti sia nelle comunità che nelle organizzazioni di persone. Dinamiche che si ripetono tali e quali dentro di noi.

La nostra democrazia (etimologicamente “governo del popolo”) costituisce una delle più grandi conquiste della nostra civiltà. Tuttavia, ci spiega Mindell, due grossi limiti ne impediscono la piena realizzazione. Il primo è che la nostra tradizionale democrazia non trova espressione nel governo di tutti i cittadini ma, per lo più, solo in quello di una maggioranza, a spese e, alle volte, danno delle minoranze. Secondo, con il termine ‘democrazia’ facciamo abitualmente riferimento solo alle relazioni col mondo esterno, molto raramente, e la cosa vi suonerà nuova, riusciamo ad applicare il concetto e tutte le pratiche che vi sono legate a quelle relazioni che creiamo dentro di noi nel nostro personalissimo e affollato mondo interiore. Molti cittadini e, analogamente, molti aspetti dentro di noi non ricevono abbastanza attenzioni, molte voci rimangono inascoltate, molte emozioni ignorate. Quanto ne risulta è un sistema ferito, frustrato, fondamentalmente sofferente. Quando è così, è necessaria una democrazia più profonda.

Il tiranno dentro di noi

L’esperienza ci insegna che abbiamo la naturale tendenza a creare inconsciamente polarizzazioni e conflitti interiori tra differenti aspetti della nostra personalità. Ci ostiniamo a comportarci nello stesso modo spesso senza ascoltarci in profondo, identificandoci più con certe nostre qualità che con altre. Senza rendercene conto, ci comportiamo da dittatori, privilegiando alcune parti di noi e lasciando ad altre solo briciole d’attenzione.

A volte, per esempio, capita di essere stanchi o annoiati dalla routine lavorativa. Sentiamo il bisogno di distrarci, di rilassarci, ma il ruolo professionale e/o sociale con cui ci identifichiamo e ci relazioniamo ci impone, rendendoci incapaci di ‘staccare la spina’, di socializzare e lavorare ancora e ancora. Seguire questo obbligo, sentirlo come un obiettivo da raggiungere, significa imporlo, più o meno consapevolmente, anche a tutte quelle parti di noi che, con la mano alzata, da tempo ci stanno chiedendo una pausa. Se protratto nel tempo questo comportamento può diventare spossante, frustrante, addirittura opprimente.

La ribellione interiore

Quando la gestione del potere nel nostro mondo interiore avviene in maniera inconsapevole e poco democratica, inevitabilmente parti di noi si sentono tristi, arrabbiate e frustrate per essere state marginalizzate dalla nostra coscienza e derubate del loro potere e della loro dignità.

Sono le parti di noi che ci disturbano, che non ci piacciono, che giudichiamo ‘diverse’, inutili, poco attraenti, scomode, se non addirittura imbarazzanti o pericolose. Dissociandoci da esse, ci dissociamo da una parte bisognosa e importante di noi stessi, creando un vuoto, un vuoto che viene definito alla stregua di un vuoto d’amore. Questa disgregazione e disuguaglianza nel relazionarsi con alcune delle nostre parti interiori alla lunga genera in noi stanchezza, depressione, portando a un’insoddisfazione di fondo che può diventare cronica: come se ci mancasse sempre qualcosa o come se una qualche forza ci remasse contro.

Tale divisione interiore ha un impatto significativo sulla nostra vita, sul comportamento altrui e sulle nostre relazioni, di conseguenza anche sul complesso sistema globale. Per strano che possa sembrarci, i conflitti mondiali che vediamo in TV, hanno qualcosa di molto simile a ciò che può accadere dentro di noi.

Il sogno, il corpo, le relazioni e il mondo come canali

Poiché qualcosa in cuor nostro continua ad aver sete di amore e unità, le parti che abbiamo marginalizzato e represso ricercano attenzione mandando ‘segnali’ che possano emergere alla coscienza attraverso qualunque ‘canale’ della nostra esperienza percettiva, dapprima sottili, poi sempre più eclatanti.

Sogni, fantasie, sintomi corporei, difficoltà di relazione, imprevisti e incidenti di varia natura divengono rappresentazioni simboliche del conflitto inconscio irrisolto ancora in atto. Imparare a riconoscerne e seguirne i ‘messaggi’ significa fare un passo fuori dalla nostra zona di comfort; significa creare un ponte sopra paure e pregiudizi, per avventurarci finalmente oltre i nostri limiti e darci l’opportunità di incontrare quelle forze e quegli aspetti di noi stessi percepiti come spiacevoli e ritenuti ostili a causa della nostra stessa ignoranza. Conoscerli e integrarli un poco alla volta nella nostra vita di tutti i giorni ci potrà restituire quel qualcosa di cui sentiamo tanto la mancanza: la nostra essenziale e rinnovata autenticità. Questa, la nostra grande sfida.

E voi? Che bisogni inascoltati sentite di avere? Che segnali di conflitto notate al vostro interno?

> segue la terza e ultima parte con un breve esercizio introduttivo su come lavorare con i segnali di conflitto che riceviamo e facilitare la democrazia profonda dentro di noi >

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