Sei capace di respirare?

Spesso ci sentiamo ripetere dagli esperti che non siamo capaci di respirare con il diaframma, e che la respirazione corretta dovrebbe essere come quella dei bambini, ovvero con un addome morbido e che si espande ad ogni atto respiratorio. Abbiamo chiesto a Stefano Garulli, chinesiologo e insegnante del Pilates Fitness Studio di Parma, di spiegarci come rendere consapevole questo gesto automatico e involontario.

Come devo respirare?

È una domanda che mi fanno spesso le persone che vengono nel mio Studio. Mi pare che ci sia molta confusione su quest’argomento, per questo cercherò di fornire alcuni semplicissimi concetti legati alla nostra fisiologia.

Partiamo dal diaframma: è un muscolo profondo, a forma di cupola, che separa la cavità toracica da quella addominale.
Durante la fase inspiratoria il diaframma scende, permettendo l’espansione dei polmoni e andando a comprimere la massa viscerale addominale, durante l’espirazione esso risale favorendo la fuoriuscita d’aria dai polmoni.
Nel corso di questo movimento di salita e discesa vengono sollecitati quasi tutti gli organi interni, come per esempio il cuore e lo stomaco, con un’azione di “massaggio” che ne favorisce un buon funzionamento.
Va da sé, quindi che una buona mobilità del diaframma è indispensabile per un buon funzionamento della fisiologia di questi organi così importanti.

Il diaframma ha un rapporto anche con le emozioni?

Certamente, al di là del suo fondamentare ruolo della respirazione, è anche un importante centro emotivo per l’essere umano che risente dello stile della nostra vita, trattenendo stress, emozioni negative e traumi (alla stregua di altri muscoli) che possono portare a una limitazione della sua capacità di movimento.

Ecco perché non si tratta tanto di reimparare la respirazione, ma piuttosto di liberare le tensioni che vincolano il diaframma, per permettergli di tornare a svolgere appieno la sua funzione naturale.
Un notevole aiuto può venire anche attraverso il Metodo Pilates, in cui abbiniamo una particolare fase respiratoria a ogni fase del movimento, stimolando mobilità e profondità di azione attraverso un lavoro deliberato, in modo che nel tempo, la respirazione possa diventare più ampia e rilassata, non solo durante gli esercizi ma nell’arco di tutto il giorno.

Puoi fornirci delle linee guida?

È difficile generalizzare, ma posso dire che la fase di espirazione è sempre più importante di quella dell’inspirazione.
Attraverso l’espirazione attiviamo il muscolo trasverso, migliorando la risalita del diaframma, inoltre i muscoli inspiratori accessori (tutti responsabili della “chiusura posturale”) sono in allungamento e pertanto più disponibili a un rilascio di tensione.

Per questo, negli esercizi intensi, invito sempre a espirare in maniera energica scavando la pancia in dentro.
Nei movimenti di estensione (in cui s’inarca la schiena) è meglio inspirare perché in questo modo si asseconda la normale meccanica della respirazione che comporta estensione della colonna a ad ogni inspirazione.
Nei movimenti di flessione laterale, in cui si sfrutta l’espansione di un emitorace, preferisco rallentare il ritmo, dando enfasi all’inspirazione per migliorare la mobilità della gabbia toracica e il movimento laterale del diaframma.
I movimenti di torsione, invecem vengono raggiunti tramite l’espirazione (con l’aiuto dei muscoli obliqui) quindi la posizione viene mantenuta per l’inspirazione, cercando di gonfiare l’addome per favorire il “massaggio” addominale dalla discesa del diaframma.