Gli attrezzi del Pilates

Reformer, Cadillac, Chair. I macchinari usati per questo famoso metodo sono tanti e diversi, Stefano Garulli, chinesiologo e insegnante del Pilates Fitness Studio di Parma, ci spiega quali sono i più importanti e a cosa servono.

Com’è arrivato Joseph Pilates alla realizzazione delle sue macchine?

All’inizio ideò il proprio metodo di ginnastica come una sequenza di esercizi da eseguire a corpo libero, attingendo in parte da diverse discipline già esistenti, come lo yoga, la pesistica, il lavoro calistenico, ma inserendo anche delle vere e proprie innovazioni derivanti dalle sue intuizioni. Solo in un secondo momento passò alla progettazione e realizzazione delle macchine sulle quali poter esercitare tutto il corpo nel rispetto dei principi del suo Metodo che ormai era codificato. L’ideazione delle macchine divenne per Pilates un’esigenza. Il sistema Cadillac, per esempio, nacque attraverso rudimentali sistemi molle sospese alle brande dei soldati infortunati e immobilizzati nei letti di ospedale, attraverso il quale riuscì ad accelerare il loro percorso riabilitativo. Dalla poltrona di casa, invece, realizzò la prima Chair. L’idea era quella di trasformare un semplice elemento di arredo in uno strumento per l’Home Fitness, da diffondere nelle case di tutti gli americani. Il Reformer, il noto lettino con le molle, o Universal Reformer, dalui nominato, rappresenta la sintesi di tutti i grandi attrezzi del Metodo, ancora oggi uno strumento unico e polivalente per l’allenamento e la riabilitazione.

Quali sono le principali macchine che troviamo oggi in uno Studio Pilates?

Il Reformerè il famoso lettino con le molle e le corde. È un attrezzo che prevede la possibilità di realizzazione del più alto numero di esercizi e modulazione delle intensità. Lo si utilizza non solo da sdraiati, ma in tutte le posizioni. Permette anche numerosi esercizi in sospensione che sono tra i miei preferiti! Poi abbiamo la Chairche è sicuramente l’attrezzo più “atletico”, ma forse il meno proposto dagli insegnanti. Non possiede, infatti, parametri adattabili alla corporatura del cliente quindi l’insegnante deve essere esperto. Per questo penso che il limite della Chair stia nella bravura del trainer!La Cadillac, invece, è il miglior compromesso tra il lavoro matwork e l’inizio nell’uso delle macchine. Permette di eseguire esercizi di mobilizzazione incredibili, altrimenti irrealizzabili. Mette a proprio agio il cliente (soprattutto se neofita) perché, nonostante l’aspetto da macchina da tortura medievale, le superfici non scorrono e ci sente sempre “coi piedi per terra”. Almeno fino a quando non si scoprono gli esercizi in sospensione alle barre. Siccome la Cadillac è molto ingombrante molti studi preferiscono optare per le Towerche sono una variazione, non creata da Pilates, ma che permette di eseguire il 90% degli esercizi.

Ci spieghi la differenza tra la pratica a corpo libero, Matwork, e l’utilizzo delle macchine?

Attraverso le macchine c’è la possibilità di modulare il lavoro in maniera molto più graduale. Si può partire da livelli di lavoro e agevolazioni nella mobilità molto facili e gratificanti, per arrivare nel tempo a un’intensità di lavoro molto maggiore rispetto al corpo libero, con la possibilità di eseguire esercizi molto più sfidanti. Inoltre la presenza delle macchine permette l’esecuzione di molti più esercizi rispetto al matwork.Questi sono alcuni degli aspetti “tecnici” ma non posso fare a meno di menzionare anche gli aspetti più pratici e, a mio avviso, tra i più importanti.  Purtroppo nell’esperienza comune la pratica del Pilates matwork viene soprattutto esercitata nelle palestre, all’interno dei palinsesti di allenamento, con il risultato di creare classi troppo affollate in cui, a mio avviso, decade a priori ogni beneficio che la disciplina può apportare. Joseph Pilates allenava personalmente e individualmente i suoi allievi, al massimo in piccole classi. Fu il precursore del Personal training! L’allenamento con l’utilizzo delle macchine esclude a priori un numero troppo elevato di partecipanti (in genere le classi arrivano a massimo 4-6 persone) e già questo fattore è la base per un lavoro nel rispetto dei principi, e quindi portatore di benefici.

Cosa ne dici dei costi?

Esiste una differenza di prezzo, anche notevole, tra una lezione di Matwork in palestra e una seduta di Personal training con l’uso delle macchine. Molte persone scelgono di spendere il meno possibile o ritengono di non potersi permettere una spesa maggiore per il loro allenamento. Ma, in realtà, non stiamo parlando di importi proibitivi, quello che deve determinare la scelta delle persone è la motivazione e la convinzione. Bisogna partire dalla percezione del proprio valore come persona e del significato che hanno parole come salute e benessere. Molti iniziano il loro percorso nel mio studio perché soffrono di dolori cronici, dovuti generalmente a vizi posturali. Liberarsi dal dolore e dal disagio è all’inizio la loro motivazione, ma molti decidono di proseguire anche quando si sono liberati dagli acciacchi, perché hanno fatto esperienza del loro corpo, sono andati in profondità e hanno deciso di prendersene cura con costanza. Per questo penso che, all’inizio del percorso, sia necessario rivolgersi a un insegnante qualificato, seguire un programma personalizzato, assimilare bene gli esercizi studiati su misura. E poi, magari, mantenere l’allenamento a casa, ma sempre con lo stesso impegno, regolarità e costanza.